lunedì 24 marzo 2014

#Modigliani in mostra a Pisa. Livorno pensa solo alla beffa di Modì

Modigliani in mostra a Pisa. Anzi Pisa scippa Modì a Livorno.

Il presidente della Fondazione Palazzo Blu, Cosimo Bracci Torsi, rivela in anteprima l'autunno pisano che, dopo il successo nazionale della mostra di Andy Warhol, riuscirà, il prossimo autunno, ad ospitare lungarno una mostra dedicata a Modigliani.

Si presenta come una delle mostre più importanti degli ultimi anni, mentre Livorno pensa a dedicare al pittore maudit un museo sulle false teste che hanno portato Livorno alla "gloria" mondiale nel 1984. (vedi articolo sulle false teste di Modì)

Trent'anni dopo Pisa scippa Modì a Livorno.

Racconta il presidente Cosimo Bracci Torsi: «Stiamo lavorando con il Beaubourg, che invierà a Pisa opere della sua collezione. In mostra ci saranno anche molti dipinti provenienti da collezioni private».

Il commento de Il Tirreno la dice lunga chiudendo la notizia con una didascalia fin troppo lungimirante: "Una mostra costosa che segue quelle fortunatissime dedicate a grandi artisti del Novecento. Ai cugini-rivali di Livorno - che non sono mai riusciti a rendergli omaggio come si deve - non resterà che andare a Pisa a se vorranno ammirare le opere del loro figlio più illustre".

Come dire, sembra di rileggere "Modigliani - Maledetto dai livornesi" di Aldo Santini che, sempre nel 1984, scriveva: "Perché maledetto dai livornesi? Modigliani non è entrato nella leggenda come pittore "maudit" in Francia? Livornese di nascita, il grande Modì non è stato rivelato a se stesso e al mondo da Parigi? La sua maledizione non è parigina? I livornesi cosa c'entrano?
Ora che l'Italia e Livorno assumono il pittore dei colli lunghi nel pantheon delle loro glorie, e sbandierano addirittura uno dei suoi personaggi sui francobolli, sentiamo l'esigenza di dire tutta la verità sui rapporti tra Modigliani e il suo paese. Sulla disistima che Livorno ha ostentato troppo a lungo per Modigliani, da vivo e soprattutto da morto. È giunta l'ora di spiegare che Modigliani è diventato Modì a Parigi, e non avrebbe potuto diventarlo altrove. Che nella sua Livorno dove apprese l'abbiccì della pittura tra i post-post-macchiaioli, nessuno gli credette, nessuno lo prese sul serio.
In questa sua "invettiva", Aldo Santini afferma che se Modigliani fu maledetto, la maledizione gli piovve sul capo da Livorno e dai livornesi incapaci di apprezzarlo e di capirlo. Dalla sua terra che lo spinse a emigrare perché soffocava il suo spirito innovatore. Dal suo paese arretrato e incolto: così arretrato che poco dopo cadde sotto il fascismo".

lunedì 3 marzo 2014

Medaglia d'argento allo scrittore pisano Malvaldi

Devo dire che Marco Malvaldi mi ha colpito da subito. La trasposizione cinematografica su Sky è stata degna del miglior Montalbano in salsa toscana. 

Non avevo dubbi sul successo, né sono rimastio sorpreso di apprendere dalle cronache locali de Il Tirreno che Venerdì 7 marzo il consiglio regionale conferirà a Marco Malvaldi la Medaglia d’Argento per il grande prestigio che lo scrittore pisano sta portando alla Toscana. 

I libri di Malvaldi, ultimo in ordine di tempo “Argento vivo” (ed. Sellerio), sono in testa alle classifiche italiane e in tanti, me compreso, aspettano altre esileranti tanti puntate on-line.

Sí, perché i gialli di Malvaldi hanno qualcosa in più di quelli del maestro Camilleri. Hanno quella verve tutta maledettamente toscana che per chi è toscano è sinonimo di unicità in tutto il mondo.

La cerimonia è in programma alle ore 11 a Firenze, a Palazzo Panciatichi. «La cerimonia - si legge nella motivazione - sarà anche un’occasione per ricordare il grande Carlo Monni. 

Il consiglio regionale ospiterà la Compagnia del Teatro di Rifredi, ultima residenza artistica di Monni, la quale sta per l’appunto mettendo in scena alcuni adattamenti teatrali di due romanzi di Malvaldi». 

mercoledì 5 febbraio 2014

Sei Livornese Se hai fatto questi giochi

Sull'onda emotiva che mi ha catturato in questi giorni, sappiamo bene quanto Facebook sia spesso virale, ho giocato per qualche ora, forse troppe, forse no a #seiunlivornesese creato da Il Tirreno dove ho dato libero spazio ai miei ricordi di infanzia e adolescenza.

Come si dice la voglia vien mangiando e un salto veloce nella mia biblioteca, un po' di ricerche e tra un libro e un   altro su Livorno ecco ritrovato "Livorno 1930-1960, giochi poveri e semplici svaghi" della Books&Company scritto a quattro mani da Ugo Canessa e Luciano Sanguinetti con prefazione di Aldo Santini.

Sfoglio il libro e i ricordi aumentano, di cose sentite dai nonni e da mio babbo. Ricordo anche la presentazione del libro con le dimostrazioni ludiche di “nonno Ciro” (Ciro Coppola, ex portuale), l’uomo che a Livorno ha tirato fuori dal cilindro dei ricordi trottola, ghinè e carretti a sfera, presentando questi due strumenti preziosi dello svago “preistorico” dei livornesi in tutte le scuole. 

Poi la prefazione di Aldo Santini e il suo «Tornare indietro di settant’anni è vertiginoso e dolcissimo. Mi torna subito a mente il gesto del lanciatore di ghinè che anticipava quello del baseball. Lì ero una schiappa» che schiappa non era, nemmeno nella trottola.

Un viaggio nei ricordi di famiglia di tutti noi dove ghiné e trottola facevano da padrone con le loro “zebe” date sulla cuspide della trottola di chi veniva sconfitto.

Una povertà livornese ma non solo, quella povertà di un vivere alla brada e dal gustoso libro di Canessa e Sanguinetti questo esce con prepotenza, attraverso antiche foto di una città scomparsa e le immagini di tutto quanto serviva per giocare, dai tappini alle figurine, dai libri d’avventura ai fumetti, celebre quello di Sandro, il mozzo livornese”, insieme agli album di Mandrake, Cino e Franco, Sissi e Biribissi, l’immortale Pinocchio, le Tigri di Mompracem.

Un libro di grandissimo interesse, una cascata di illustrazioni, un volume da presentare addirittura nelle scuole per il suo contenuto storico, popolare, divulgativo. Un libro per grandi e piccini.

mercoledì 15 gennaio 2014

Disney innamorato del vino toscano

Fa proprio piacere leggere dalle colonne de Il Tirreno che a tavola, a Disneyland si può bere una buona bottiglia di rosso di Montalcino.

Già avevamo avuto sentore di tutto ciò quando in un'intervista rilasciata a Vincenzo Mollica la figlia di Disney, Diane, aveva risposto così a questa domanda:
Lei si occupa di vino, la cosa ci fa molto piacere?

Merlot, chardonnay e ci piace da morire il vino italiano. Produciamo anche sangiovese ed alcuni anni fa siamo venuti in Toscana per imparare, ma il vino che riusciamo a produrre in California è ben diverso dal chianti toscano: è molto buono ma non è lo stesso.

Chianti e Pinot grigio creati in esclusiva con il nome di "Sogno d'Italia" da Banfi per i Disney Parks.

Il tutto accompagnato da una borsa per il trasporto a forma di bottiglia, con stampati tutti i nomi delle città più famose della toscana: Siena, Montepulciano, Firenze, ma anche Pisa, Castiglioncello e Livorno a testimonianza della presenza ormai consolidata a livello mondiale di Bolgheri con tutte le sue pregiatissime cantine.
Coltiviamo cabernet, sauvignon,

lunedì 13 gennaio 2014

L'archivio completo di Giovanni Pascoli è on-line

Pubblicazione del portale e Giornata di studio. Pisa 23 gennaio 2014 – ore 10.30, Scuola Normale Superiore, Piazza dei Cavalieri 7


Giovanni Agostino Placido Pascoli (San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855 – Bologna, 6 aprile 1912) è stato un poeta e accademico italiano e una figura emblematica della letteratura italiana di fine Ottocento.

Pascoli, malgrado la sua formazione eminentemente positivistica, è, insieme a Gabriele D'Annunzio, il maggior poeta decadente italiano. Dal Fanciullino, articolo programmatico pubblicato per la prima volta nel 1897, emerge una concezione intima e interiore del sentimento poetico, orientato alla valorizzazione del particolare e del quotidiano e al recupero di una dimensione infantile e quasi primitiva. D'altra parte, solo il poeta può esprimere la voce del "fanciullino" presente in ognuno: quest'idea consente a Pascoli di rivendicare per sé il ruolo, per certi versi ormai anacronistico, di "poeta vate", e di ribadire allo stesso tempo l'utilità morale (specialmente consolatoria) e civile della poesia.

Oggi il suo ricchissimo archivio rivive on-line. Questo eccezionale deposito documentario, contenente i carteggi e gli autografi della produzione poetica e letteraria del poeta, è conservato nella casa di Castelvecchio (Barga), dove il Poeta e la sorella Maria scelsero di abitare dal 1895, tentando di ricostruire quel “nido” familiare distrutto a causa dell’assassinio del padre. Alla morte del Poeta, nel 1912, Maria volle che la casa rimanesse intatta, facendone una sorta di ‘sacrario’ dedicato alla memoria del fratello.
Per volontà di Maria tutto il patrimonio pascoliano di Castelvecchio è poi divenuto proprietà del Comune di Barga.

L’archivio Pascoli, composto di oltre 60.000 documenti, è stato interamente digitalizzato grazie ad un progetto sviluppato e diretto dalla Soprintendenza Archivistica per la Toscana. Si è trattato di un intervento molto complesso che ha richiesto l’intreccio di competenze diverse, sia di tipo archivistico che letterario. La descrizione informatizzata delle carte, collegata alla loro riproduzione digitale, ha prodotto un nuovo e affidabile patrimonio di informazioni che apre grandi possibilità di ricerca e di approfondimento agli studiosi e a quanti vorranno avvicinarsi all’opera e alla figura del Poeta.

Invito (file pdf - 640 KB)

martedì 24 dicembre 2013

La canzone dedicata a Papà Francesco è stata scritta da Livornesi e Pisani

Papa Francesco, ha emozionato le persone, rimproverato la sua "Chiesa", e ha cambiato il corso del 2013. 

E dalla Toscana arriva come regalo di Natale al Papa una canzone, "Amico Papa", firmata e realizzata da artisti pisani e livornesi. 

I musicisti hanno lavorato insieme per creare un brano il cui ricavato sarà interamente devoluto all'Ospedale Pediatrico Bambin Gesù. 

Autore di musiche e testi è il pisano Franco Nocchi, mentre il general manager del progetto di solidarietà, autorizzato dalla Santa Sede, è il livornese Thomas Aspidi. 

La canzone sarà immessa nel circuito commercale a partire da gennaio.