martedì 15 gennaio 2013

Sentenza di Livorno: equiparata la diffamazione su Facebook a quella tramite mezzo stampa. Condannata una ex dipendente.

Sentenza a dir poco storica quella emessa dal Tribunale di Livorno che ha equiparato la diffamazione su Facebook a quella tramite mezzo stampa.

Da oggi gli insulti pubblici via Facebook saranno equiparati sotto il profilo sanzionatorio alla diffamazione per mezzo stampa.

Il tutto è partito, come riporta anche il sito faceblog, in merito alla causa sollevata contro R.M., una donna ventisettenne la quale, poco dopo essere stata licenziata dal centro estetico dove lavorava, ha "ingenuamente" ricoperto di insulti il titolare e l'azienda dove lavorava, naturalmente tramite la sua pagina di Facebook, che è stata letta da molte delle sue amicizie e forse anche condivisa su altre bacheche.

L'importanza della decisione di ieri da parte del giudice ha trovato la sua equiparazione tra Facebook e la stampa tradizionale, espressa dalle motivazioni della sentenza: 

"La comunicazione con più persone alla luce del cennato carattere 'pubblico' dello spazio virtuale in cui si diffonde la manifestazione del pensiero del partecipante che entra in relazione con un numero potenzialmente indeterminato di partecipanti e quindi la conoscenza da parte di più persone e la possibile sua incontrollata diffusione".

Il sistema carcerario della Toscana è medioevale

A fronte di una capienza regolamentare di 3.261 posti, i detenuti presenti nelle carceri della Toscana (qui il link del ministero) sono 4.148 come dai dati riportati dal Ministero della Giustizia aggiornati al 31 dicembre 2012. Ad oggi gli esuberi sono 887.

Le strutture detentive dove la situazione è più critica sono quella di Pistoia, con l’89,2% di unità in esubero, quella di Sollicciano con l’83,8%, quelle di Siena e San Gimignano, rispettivamente con il 78,0% e 71,9%.

Un dato di fatto che ha portato la regione Toscana, già da alcuni anni, a occuparsi attivamente delle condizione di vita e salute della popolazione carceraria con progetti e iniziative sia a livello locale (progetto “Rilevazione dello stato di salute dei cittadini detenuti”) che a livello nazionale, promuovendo ricerche in partnership con altre realtà locali.

sabato 12 gennaio 2013

In Toscana arriva la "dote" per i licenziati

Una vera e propria dote finanziata con consistenti risorse è pronta da consegnare ai licenziati della Toscana.

Ma come funziona?

L'assessore alle attività produttive lavoro e formazione della regione Toscana, Gianfranco Simoncini, spiega cosaè riuscita a fare la Toscana, per affrontare una crisi che purtroppo non è ancora finita .

La dote è stata inserita nella delibera, approvata dalla giunta regionale il 17 dicembre 2012, all'interno degli interventi a sostegno dell'occupazione che sono stati rifinanziati per il 2013. Il bando, di cui la dote costituisce la principale novità ma che come si è detto comprende l'intero ventaglio degli interventi a sostegno dell’occupazione, sarà pubblicato a breve.

Le risorse disponibili sono complessivamente 13 milioni di euro.si è pensato ad arricchire la strumentazione già esistente con una misura ulteriore, un pacchetto completo ed integrato, che coniuga il tradizionale meccanismo degli incentivi, agli interventi sulla leva fiscale e comprende anche l'ambito formativo.

La dote consiste in un pacchetto integrato di agevolazioni per favorire il reingresso nel mercato del lavoro di lavoratori e lavoratrici in mobilità e licenziati, che comprende: l'incentivo per l’assunzione a tempo indeterminato full time o part time pari rispettivamente a 8.000 e 4.000 euro.

E ancora: un voucher formativo aziendale per qualificare o riqualificare le persone assunte, fino ad un massimo di 3.000 euro; la possibilità di usufruire della deduzione dalla base imponibile dell'Irap delle spese sostenute per il personale dipendente assunto a tempo indeterminato nell’anno 2013, come previsto dalla Finanziaria regionale 2013 approvata a fine dicembre.

venerdì 11 gennaio 2013

Museo Soffici riconosciuto Museo di rilevanza regionale

Foto Ardengo Soffici 1928Il Museo Soffici e del '900 Italiano può a pieno diritto assumere il compito di gestire importanti riflessioni sul Novecento.  
"E' una grande soddisfazione, anche personale - dichiara l'assessore alla cultura del Comune di Poggio a Caiano Angelo Formichella - poter concludere il proprio mandato amministrativo con questo riconoscimento. Adesso Poggio ha raggiunto quello che si era prefisso qualche anno fa: ha costruito intorno alla Villa Medicea, un vero polo culturale".

Il Museo Ardengo Soffici inaugurato il 16 maggio 2009 al primo piano delle Scuderie Medicee, presenta attraverso la mostra permanente l’iter pittorico dell’artista, con quaranta opere salienti dei diversi movimenti artistici abbracciati dal pittore, dal 1904 al 1962, e peculiari del suo stile. Provenienti da collezioni pubbliche e private, rimarranno in comodato d’uso al Comune di Poggio a Caiano. L’esposizione ha lo scopo di essere un centro di documentazione visiva e un punto di riferimento per una rilettura di questo artista nell’ambito della cultura europea. 

Inoltre, presso le Scuderie Medicee si può accedere anche ad una Biblioteca specializzata con le prime edizioni delle opere a stampa dell’artista toscano, una raccolta della bibliografia critica, la collana completa delle riviste da lui dirette o alle quali collaborò (in particolare Leonardo, La Voce, Lacerba, Rete Mediterranea, Galleria) e un archivio d’immagini e documenti a lui riconducibili.
 

Il pittore nacque a Rignano sull’Arno nel 1879, ma trascorse tutta la sua vita a Poggio a Caiano, cittadina eletta al suo ritorno da Parigi, nel 1907, dopo un soggiorno settennale in cui aveva conosciuto i maggiori protagonisti dell’avanguardia francese, da Picasso, ad Apollinaire, Max Jacobs, Braque. 
 
Pittore, scrittore e critico d’arte, Soffici è stata una delle figure più importanti del nostro Novecento: tramite in Italia di molti movimenti d’oltralpe, fu fondatore della rivista Lacerba con Papini, abbracciò il Futurismo, poi tornò ad un naturalismo più oggettivo, che lui definiva “realismo sintetico”. 


Il nuovo Museo Soffici è un omaggio del Comune di Poggio a Caiano a quest’intellettuale che scelse di vivere in questi luoghi ed eternarne la campagna in tante sue opere; oltre alla Villa Medicea e al Museo della Natura Morta, il Museo Soffici è anche un valore aggiunto per il turismo poggese, un’occasione per conoscere, attraverso l’artista e i suoi numerosissimi contatti nel panorama culturale italiano, uno spaccato di Arte del Novecento.

Casa Ardengo Soffici nel 1930 circa
MUSEO SOFFICI
Scuderie Medicee
Via Lorenzo il Magnifico, 9
Poggio a Caiano – Prato
Tel. 055 8701287/0/1
www.museoardengosoffici.it
Costo del biglietto: 3.00 euro
Fino a 18 anni gratuito
Orari di apertura:
dal mercoledì alla domenica, dalle ore
10.00 – 13.00
14.00 – 18.30
Chiuso il lunedì e il martedì

VISITE GUIDATE:
Possibilità di effettuare Visite guidate durante l’orario di apertura della struttura museale, preferibilmente su prenotazione allo: 055 8701287, oppure tramite e-mail a segreteria@ilgrappoloscs.it.
Durante il periodo invernale, quando l’orario di apertura del Museo Soffici si limita ai giorni di sabato e domenica dalle 10.00 alle 17.00, possibilità di apertura straordinaria per visite guidate per gruppi anche in altri giorni della settimana. Il servizio va prenotato e confermato ai numeri e agli indirizzi e-mail sopra riportati.

mercoledì 9 gennaio 2013

Per amore la benda e le regala lo show. Flash Mob a Livorno.

Flash mob (dall'inglese flash: lampo, inteso come cosa rapida, improvvisa, e mob: folla) è un termine coniato nel 2003 per indicare una riunione, che si dissolve nel giro di poco tempo, di un gruppo di persone in uno spazio pubblico, con la finalità comune di mettere in pratica un'azione insolita. 
Il raduno viene generalmente organizzato via internet (email, social networks) o telefonia cellulare. Le regole dell'azione possono essere illustrate ai partecipanti pochi minuti prima che questa abbia luogo o possono essere diffuse con un anticipo tale da consentire ai partecipanti di prepararsi adeguatamente.

Anche se in questo caso di un vero e proprio Flash mob non si può parlare, l'idea è sicuramente suggestiva e molto romantica.

Non è stato certamente un Flash mob come quello di Gangnam Style a piazza del Popolo a Roma, ma oltre 1500 visite su youtube in pochi giorni sono la dimostrazione di quanto la "messa in scena" dell'innamorato e degli amici livornesi della coppia sia piaciuta a tanti. Come testimoniano, poi, i relativi commenti postati sul sito.


L'idea parte da un livornese che come regalo per i 10 anni di fidanzamento porta la fidanzata nel pargheggio dei "tre ponti" a Livorno, vicino alla Rotonda, la benda e la fa sedere sul bordo del bagagliaio della macchina. La assicura che sarà una cosa bella e il video qui sotto ne è la riprova.

Parte la musica dalle casse dell'auto e nell'aria si diffonde il ritmo di "Bella" la canzone d'amore di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, che per l'occasione Davide Di Cocco, 27 anni spedizionere, ha voluto "regalare" alla sua fidanzata Miriam Del Nevo, 25 anni maestra d'asilo.

Un fidanzamento iniziato da giovanissimi e che oggi è arrivato ad una tappa importante. Talmente importante che Davide ha coinvolto tutti gli amici della coppia per un "Flash Mob per amore" davvero unico e molto prbabilmente mai visto prima.
Così la voce di Lorenzo Cherubini accompagna sotto un sole d'inverno da cartolina il balletto.
Si alzano i tendoni sul palcoscenico fatto di asfalto ed erbacce. Un teatro metropolitano per un sentimento antico come il mondo ma che fa bene al cuore ogni volta che si manifesta così semplice e importante come quel sabato 29 dicembre.

Ecco il video riportato in anteprima dal quotidiano on line livornese QuiLivorno





Ritrovato in Toscana il collirio dell’antichità

Il termine 'collirio' viene dal greco 'kollura' che significa 'piccoli panetti rotondi', la stessa forma dei reperti scoperti sui fondali del mare di Baratti, in un relitto dell’epoca romana, dove sono state trovate pastiglie di ossido di zinco usate, appunto, per curare gli occhi.

Non tutti sanno che nella sua Naturalis Historia, Plinio il Vecchio (al secolo Gaio Plinio Secondo), era uno scrittore romano proprio. Con il suo stile descrivere le cose dal vivo, insomma, era un vero e proprio cronista dell'epoca. Morì infatti tra le esalazioni sulfuree dell'eruzione vulcanica del Vesuvio che distrusse Stabia, Ercolano e Pompei, mentre cercava di osservare il fenomeno vulcanico più da vicino. Per questo venne riconosciuto come primo vulcanologo della storia, tanto che in suo onore viene usato il termine di eruzione pliniana per definire una forte eruzione esplosiva, simile appunto a quella del Vesuvio in cui perse la vita.

Tra i tanti scritti ha lasciato anche la Naturalis historia, che conta 37 volumi. Quest'opera è stata il testo di riferimento in materia di conoscenze scientifiche e tecniche per tutto il Rinascimento e anche oltre. Plinio vi ha infatti registrato tutto il sapere della sua epoca su argomenti molto diversi, quali le scienze naturali, l'astronomia, l'antropologia, la psicologia o la metallurgia. descriveva, tra le tante cose, anche come preparare dei medicamenti per la cura degli occhi.

Oggi, dopo secoli, sono state ritrovate le pillole di cui parlava lo scrittore romano.

Enrico Ciabatti, che ha diretto l’esplorazione subacquea che ha portato alla scoperta, ha subito pensato di aver trovato un kit medico vecchio di 2.000 anni: “Le pasticche si trovavano in contenitori di stagno oggi in mostra al museo archeologico di Piombino, accanto c'erano strumenti utili alla medicina: tutto lasciava pensare di essere davanti a una cassetta di pronto soccorso, l'attrezzatura forse di un medico di bordo. Ricordo che nel laboratorio del primo restauro c'era odore di spezie”.

Il collirio dell’antichità

Erika Ribechini, ricercatrice del dipartimento di chimica dell'università di Pisa che ha coordinato le analisi sui reperti, ha spiegato il procedimento per scoprire i principi attivi contenuti nelle pillole: "Grazie a tecniche di analisi come la spettroscopia a raggi X e a infrarossi, la gascromatografia e la spettrometria di massa abbiamo scoperto che le pasticche sono composte all'80% da carbonati di zinco, che probabilmente costituivano il principio attivo, e poi da eccipienti come la resina di pino che, oltre a prevenire l'ossidazione di altri componenti come gli oli, poteva conferire un odore gradevole al preparato".

 "Lo zinco -  continua la Ribecchini - ha notevoli proprietà antibatteriche, batteriostatiche e probabilmente anche antivirali ed è ancora oggi usato in dermatologia, nelle creme contro l'arrossamento della pelle e in oftalmologia. E’ quindi probabile che le pasticche venissero usate per applicazioni esterne sugli occhi.