giovedì 23 maggio 2013

"A cena con il vignaiolo": alla scoperta dei tesori enogastronomici

A partire dalle 10 e fino alle 20 di domenica 26 maggio, selezionate cantine in Toscana daranno vita alla ventunesima edizione di uno degli eventi più importanti che si svolge in Italia con protagonista il vino, la sua gente e i suoi territori.

Torna, infatti, Cantine Aperte, il tradizionale viaggio alla scoperta dei tesori enogastronomici della Toscana, organizzato dal Movimento Turismo del Vino, che l'ultima domenica di maggio trasformerà le aziende produttrici della regione in una sorta di museo naturale, da visitare, da conoscere a fondo, da gustare in tutti i sensi.


Cantine Aperte è una manifestazione nata nel 1993 come primo segnale di apertura, contatto e dialogo diretto tra il vignaiolo e l’enoturista.
È un’iniziativa che permette agli appassionati e
ai curiosi del mondo del vino di fare un’esperienza di grande interesse culturale.
È l’evento nazionale più importante dedicato al vino, alla sua gente e ai suoi territori.

Ed è così che nell’ultima domenica di maggio, le cantine socie del Movimento Turismo del Vino spalancano le proprie porte a un pubblico ampio ed eterogeneo, composto da turisti, appassionati e intenditori di tutto il mondo.





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L'atmosfera si accende già sabato 25 maggio con "A cena con il vignaiolo" che consiste nella possibilità di essere invitati a cena la sera prima della manifestazione su prenotazione e a pagamento, direttamente dal produttore presso il ristorante o la trattoria aziendale o, in qualche caso, addirittura "in"cantina o a casa del produttore.

Maggiori informazioni sul sito www.mtvtoscana.eu www.facebook.com/MovimentoTurismoVinoToscana

martedì 21 maggio 2013

Pisa: anonimo dona 120mila euro e l'organo torna a suonare

E' l'organo monumentale più importante di Pisa, assai di più di quello del Duomo, e tra i più importanti al mondo, visto che può ancora contare su tre canne e la tastiera originali e risalenti al 1613. L'organo conserva dei primati nazionali, come la canna di piombo di Giovanni di Pieroni da Barga (unico elemento rimasto dell'artista) e la tastiera unica.

Parola di Nicola Puccini, l'organaro pisano di fama internazionale che ha appena restaurato, grazie alla donazione di 120 mila euro di un privato che è voluto restare anonimo, l'organo, costruito da Andrea Ravani, della chiesa del Carmine a Pisa, nel convento carmelitano in pieno centro.
Puccini ha curato il restauro strumentale, fatto quasi esclusivamente a mano, mentre Stefania Franceschini, Enrico Rossi ed Elisa Todisco hanno curato la parte relativa alla cassa lignea dello strumento.

Sono state ricostruite sia la parte meccanica che le parti perse durante l'ultimo restauro, datato 1973. Il restauro attuale ha riportato l'organo al suo reale stato, come era nel 1613.

"E' una persona devota alla Madonna del Carmelo - ha spiegato padre Augusto, parroco del Carmine - che ci ha fatto questo grande regalo e ha permesso di restituire alla comunità, non solo dei fedeli, questo importantissimo strumento".

L'organo tornerà a suonare per la prima volta dopo decenni di inattività giovedì prossimo alle 21.30 per un concerto in chiesa del maestro Stefano Innocenti su musiche sacre di Mayone, Scarlatti e Bach.


lunedì 20 maggio 2013

Bliz di @SaveChildrenIT sotto la Torre di Pisa

Tappa toscana per gli attivisti di Save the Children che stamani sotto la Torre pendente a Pisa hanno
esposto le sagome di bambini a grandezza naturale.

La campagna Allarme infanzia tocchera' fino al 5 giugno le principali citta' italiane per denunciare la ''scarsa attenzione dell'Italia al futuro delle nuove generazioni''.

L'Italia è 7 volte in fondo alla lista nell’Europa dei 27 sugli indicatori principali relativi all’infanzia. 

In occasione del lancio della campagna Allarme Infanzia, con guerrilla e stunt in 16 città italiane, un gruppo di testimonial e un pacchetto di proposte al Governo, Save the Children ha voluto documentare lìinfanzia italiana che attesta che il 25% degli adolescenti italiani pensa che il proprio futuro sarà più difficile rispetto a quello dei propri genitori e 1 ragazzo su 4 (il 23%) pensa o spera di andare all’estero per assicurarsi un’opportunità.

L’80% dichiara di aver fatto delle rinunce causa crisi. Aumentano le disuguaglianze per l’accesso all’università: il 30% dei genitori non ce la fa a pagare la retta dei figli. 

E’ un vero e proprio furto di futuro quello in corso ai danni dei bambini, adolescenti e giovani che vivono in Italia. La povertà, nelle sue varie forme – sociale, economica, d’istruzione, di lavoro – li sta colpendo come non mai derubandoli di prospettive ed opportunità.

E con il futuro di chi è giovane oggi, si sta disintegrando il futuro dell’Italia tutta.

Occorre dare l’allarme.

sabato 18 maggio 2013

Il medaglione funebre di Francis Horner

A rinvenire il prezioso medaglione sono stati i membri dell’associazione culturale “Livorno delle Nazioni” durante i lavori di manutenzione del cimitero. 

In realtà per molto tempo si era pensato che il medaglione funebre, realizzato da Sir Francis Chantrey, uno dei massimi scultori inglesi della Londra Regency, datato 1820 raffigurante il parlamentare britannico Francis Horner, fosse stato rubato, invece il reperto è stato rinvenuto a poca distanza dallo stesso sepolcro di Francis Horner, dove era stato originariamente incastonato.

Seppur spezzato in tre parti la bellezza del ritratto è rimasta intatta nella sua arcaica quanto statuaria solennità. 

La raffigurazione è perfetta, ancor più risaltata dalla ricchezza dei particolari.



Non possiamo non concordare con quanto pubblicato sul quotidiano La Nazione quando si legge che "Ci troviamo di fronte ad una scoperta che a distanza di circa due secoli riporta alla luce due personaggi storici di rilievo: Francis Horner, uomo politico e studioso, uno dei maggiori rappresentanti del partito dei Whig  nel Parlamento Britannico del 1808, morto all’età di trentanove anni; e Sir Francis Chantrey passato alla storia come uno dei maggiori scultori neoclassici, celebre per le statue raffiguranti personaggi importanti (dedicata a Horner ha realizzato una statua che si trova all’interno dell’Abbazia di Westminster) ma famoso anche il lascito testamentario che ha permesso la costituzione del primo nucleo della Tate Gallery".

  
Oggi il medaglione funebre di Francis Horner  è conservato presso il Museo “G.Fattori” di Villa Mimbelli in attesa di un suo restauro e di una sua più consona collocazione.

venerdì 17 maggio 2013

Aveva ragione Giorgio #Vasari: il Camposanto fu opera di Giovanni #Pisano

Tutto è nato dall'epigrafe che ricorda la data di fondazione del Camposanto di Pisa (1277), dove si nomina un 'Iohanne magistro edificante' ('il maestro Giovanni lo costrui"). 


Oggi, quasi un secolo dopo, possiamo dire che il Camposanto di Pisa fu opera di Giovanni Pisano, proprio come scrisse Giorgio Vasari.

La diatriba sembra essersi conclusa con la pubblicazione dello studioso Piero Pierotti nell'ultimo numero di 'Critica d'Arte', la storica rivista fondata nel 1935 da Carlo Ludovico Ragghianti e diretta da Francesco Gurrieri, in un articolo nel quale si documenta il lungo lavoro di ricerca che ha portato a questa diversa, e forse definitiva, conclusione. Il beneficio a favore di 'Giovanni' si trova ripetuto in numerosi testi di legge della repubblica marinara (i 'Brevia') emanati quando ormai Giovanni di Simone era sicuramente morto finché, nel 1313, si esplicita che esso si riferisce a Giovanni del fu Nicola, ossia appunto a Giovanni Pisano.

A porre scompiglio fu, invece, Peleo Bacci, primo soprintendente alle Belle Arti della città toscana, in un saggio del 1918 dove attribuì la costruzione del Camposanto a un semisconosciuto Giovanni di Simone. In fin dei conti lo studioso era autorevole e fu creduto. Ma di anni sono passati e alcuni dei suoi argomenti sono decaduti.

La tesi di Bacci era dovuta al fatto che, nell'epigrafe che ricorda la data di fondazione dell'edificio (1277), si nomina un 'Iohanne magistro edificante' ('il maestro Giovanni lo costrui") e il soprintendente poté giocare sull'ambiguità del nome per attrribuirla, come dicevamo, a Giovanni di Simone.

Dicevamo degli argomenti decaduti. La convinzione che Giovanni Pisano non fosse architetto è falsa; ora sappiamo con certezza che lo era.
Ora, invece, secondo Perotti, come riporta un comunicato ANSA, ogni dubbio cade definitivamente e, probabilmente, molte guide turistiche dovranno essere rivedute.

Così, dei quattro monumenti eretti sulla Piazza dei Miracoli, ad oggi conosciamo con sicurezza coloro che ne edificarono tre: l'autore del duomo (Busketo), del battistero (Deotisalvi) e del camposanto (Giovanni Pisano).

Solo per il campanile più famoso del mondo ci sono ancora molte incertezze.

giovedì 16 maggio 2013

Il più grande illusionista livornese dei primi del '900 torna in scena

Venerdi 31 Maggio ore 21,00, presso il Teatro Goldoni a Livorno, andrà in scena L’Ultima Magia,
spettacolo Teatrale e Musicale in due atti di  Riccardo Pagni dedicato a Wetryk.

Antonio Pastacaldi, in arte Wetryk (1890-1936), livornese, è considerato uno dei più grandi illusionisti dei primi anni del Novecento, che conobbe successi clamorosi in tutto il mondo, riempiendo i teatri e le cronache dei giornali.


Figlio di un impresario teatrale i suoi esordi non furono dei più felici.

Settimo figlio restò orfano di madre nel 1890. Anche se la vita gli riservò tantissime sorprese, fama e popolarità, morì a soli 46 anni di un male incurabile.

Ma prima che la malattia lo colpisse, dopo i primi anni di gavetta all’estero, lavorò principalmente in Italia con riscontri strepitosi, come si evince da articoli sulle più note testate nazionali.

Assunse coi suoi spettacoli enorme importanza nel panorama teatrale italiano. La sua prima apparizione fu nel 1906 in un programma di varietà a Roma. Poi nel 1910 si recò con Watry in un tour in Brasile. Nel 1914 realizzò un proprio spettacolo e decise di prendere il nome d'arte di Wetryk. Fu così che cominciò un tour di successo nel Sud America e in Spagna, dove si esibì anche davanti al re. 

Dal 1916 al 1918 attraversò tutto il Sud America mentre nel 1919 tornò in Portogallo e Spagna.

Poi, nel 1920, il ritorno in Italia, dove si sposò e continuò i suoi spettacoli, nei quali amava miscelare diversi stili di magia (Luigi XV, giapponese, turco, moderno) alternandoli a giochi di manipolazione e di illusioni magiche in generale. Con le sue performance guadagnò una fortuna.  

Al culmine della sua carriera, a soli 46 anni, fu colpito da una malattia incurabile che lo portò velocemente alla morte.

Fu anche appassionato studioso ed eccellente giocatore di scacchi, fu lui a prestare le sue mani a Napoleone nel gioco di scacchi del film Waterloo del 1929.

Nota: di Wetryk  ne esistono due, anche se l'originale è Antonio Pastacaldi.
Il "nuovo" Wetryk fu invece Melchiorre Zatelli, nato a Trento nel 1906.
Iiniziò la sua carriera artistica con il nome di Armandis, poi, nel 1943 rilevando a Livorno le attrezzature di Pastacaldi, fu giocoforza costretto a cambiare il nome in Wetryk. Zatelli si ritirò dalle scene nel 1955.